Menu

 

 

Il triangolo educativo

 

Con il metodo Suzuki il bambino impara a suonare uno strumento musicale il più presto possibile, così come avviene nell'apprendimento della lingua materna. Tale percorso educativo, favorito dall'ambiente stimolante in cui il bambino cresce, coinvolge tre persone: bambino, genitore e insegnante. 

 

 

Il genitore

 

Il genitore Suzuki è colui che desidera educare il proprio figlio attraverso la musica, senza necessariamente pensare di farne un futuro musicista professionista.

Il suo primo compito è quello di creare attorno al bambino un ambiente favorevole:

  • predisponendo un adeguato spazio dove studiare senza distrazioni sonore e/o visive;
  • premunendosi di uno strumento adeguato;
  • pianificando un regolare programma di studio, che i primi tempi sarà anche solo di pochi minuti, ripetuti però quattro o cinque volte al giorno. Man mano che i brani cominciano ad essere più lunghi ed i tempi di concentrazione del bambino più duraturi, le sessioni di studio diventano più continue e meno numerose;
  • lavorando insieme al figlio con amore, mostrandosi disponibili e fiduciosi, creando un ambiente positivo ed incoraggiante, apprezzando ogni minimo progresso ed anche elargendo piccoli premi;

Il genitore diventa il maestro di casa e, come un allenatore, lavora sulla formazione di buone abitudini: ripete la lezione regolarmente, frequentemente e in modo focalizzato. Organizza il suo tempo e quello del figlio in modo da partecipare alle lezioni di gruppo, ai campi estivi e ai workshop.

Non è necessario che egli abbia conoscenze musicali, imparerà ciò che è necessario a lezione insieme al suo bambino. 

All’inizio il compito del genitore è quello di osservare attentamente la postura e la tecnica che il figlio deve utilizzare per produrre il suono. In seguito potrà concentrarsi sulle note, sulla diteggiatura, sul corretto equilibrio fra melodia e accompagnamento, su come interpretare una frase musicale, sulla produzione del bel suono, ecc.

Organizzare lo studio a casa non è facile, soprattutto perché non sempre il bambino è disponibile e volenteroso. Per prima cosa è importante non parlare di “studio”, ma invitare il bambino a "suonare per un po’ ”. Il genitore al termine dell’ascolto non deve mai dire “hai sbagliato”, ma deve complimentarsi per le cose belle che il bambino ha prodotto durante l’esecuzione e, dopo aver individuato precisamente il punto da correggere, deve porre delle domande come: “Secondo te quello che hai suonato è uguale al cd?” oppure “ Questa frase musicale è più bella così o come ha detto l’insegnante?” ecc.                                                       Al bambino non piace essere interrotto durante l’esecuzione del brano, il genitore deve imparare ad ascoltare tutto il pezzo e solo alla fine isolare il passaggio da studiare. 

Ci sono alcuni aspetti che i genitori in genere sottovalutano ma che invece sono fondamentali per la buona riuscita del metodo: ascoltare la registrazione, rivedere i brani studiati precedentemente e osservare le lezioni degli altri bambini.

L’ascolto del cd deve diventare un’abitudine quotidiana, come quella di studiare. La velocità di apprendimento è direttamente proporzionale alla quantità di ascolto. Il bambino non deve necessariamente sedersi davanti al registratore, può anche ascoltare mentre gioca, durante i pasti, a letto prima di dormire, in macchina e così via. I bambini amano le azioni ripetute, apprezzeranno l’ascolto dei brani Suzuki così come amano ascoltare sempre la stessa favola ogni sera.

Il genitore organizza lo studio in modo da trovare il tempo per riprendere i brani di repertorio. "La maggior parte dei bambini ama suonare i brani che conoscono", insiste Suzuki. Quando il genitore dice parlando del figlio: ‘Si annoia a suonare sempre questo pezzo’, in realtà esprime un proprio stato d’animo, senza rendersi conto dell'influenza negativa che quest’osservazione ha sul comportamento del bambino. La stessa cosa avviene quando dice: “questo pezzo non gli piace” oppure “questo brano è troppo difficile”. 

Le lezioni private al ”Talent Education”, la scuola che Suzuki ha fondato in Giappone, erano sempre aperte al pubblico. Assistere ad altre lezioni, soprattutto dei bambini più grandi, favorisce l’apprendimento e la motivazione allo studio perché genera nel bambino il desiderio di imparare più velocemente per poter suonare i pezzi più avanzati. Per questo motivo sarebbe opportuno organizzare il proprio tempo per assistere settimanalmente almeno ad un’ altra lezione, oltre che a quella del proprio figlio.

 

L'insegnante

 

Per Suzuki aiutare i bambini e partecipare alla loro crescita attraverso la musica è un privilegio non un obbligo. Egli disse: «Il mio insegnamento è il mio tempo libero ... tempo piacevole per bambini, genitori e insegnanti "

L’ insegnante dovrebbe essere orgoglioso di ogni passo che i bambini compiono, anche se all’inizio si tratta di miglioramenti molto lenti come quelli dell’apprendimento della lingua materna.

"Il bene più grande che possiamo fare per gli altri non è quello di condividere le nostre ricchezze con loro, ma di portare alla luce le loro ricchezze a se stessi" Anonimo.

L’ insegnante Suzuki deve favorire l’ apprendimento musicale del bambino, mirando al raggiungimento di abilità altamente qualificate, in modo sempre positivo e naturale. Aiuta l’allievo a raggiungere il proprio successo scoprendo e sviluppando il suo potenziale: il bambino deve arrivare a padroneggiare i brani di repertorio senza alcun fallimento. Inoltre con il suo insegnamento favorisce lo sviluppo della concentrazione, della memoria, del coordinamento, dell'autodisciplina e dell’autostima: abilità, queste, importanti nella vita.

L’insegnante deve essere molto chiaro nel comunicare il funzionamento del metodo al genitore ed ha la responsabilità di coordinare e favorire un buon rapporto fra i protagonisti del triangolo educativo. Egli lavora attraverso il metodo dell’auto-scoperta, della ripetizione e della revisione del repertorio.

All’inizio organizza lezioni molto brevi, adatte ai tempi di concentrazione dell’allievo, ma anche interessanti e divertenti. Semplifica e suddivide le unità didattiche in piccole parti, in maniera che il bambino possa avere la sensazione di imparare e progredire tutte le volte. Il fatto di avere un repertorio comune aiuta molto perché  il bambino, ascoltando la registrazione o l'esibizione dei compagni, ha voglia di imparare i prossimi pezzi. L'insegnante lavora solo su un punto alla volta: ascolta l'intero brano, sorride, sottolinea tutti gli aspetti positivi dell’esecuzione e sceglie un aspetto da migliorare come la qualità del suono, le note, le articolazioni, l’interpretazione della frase, la memoria ecc. Per farlo usa strategie diverse: piccoli passi, ripetizioni, mani separate, ritmi diversi, ritmi delle variazioni, suonando lentamente, esagerando nelle dimostrazioni, suonando lo stesso passaggio in due modi diversi per poi chiedere al bambino quale preferisce, ecc. Solo quando il bambino, dopo aver capito perché e che cosa deve migliorare, l’insegnante assegna il compito da studiare a casa, facendo attenzione che il genitore abbia capito come fare.  

 

Il bambino

    

Il bambino comincia a suonare lo strumento prescelto molto presto, in età prescolare. Apprende con la stessa modalità con cui ha imparato a parlare: ascoltando dal giorno della nascita la sua lingua madre, ripetendo migliaia di volte la parola "mamma", ricevendo apprezzamenti e gratificazioni da parte degli adulti, aggiungendo nel suo vocabolario una parola alla volta senza dimenticare le precedenti (repertorio), apprendendo ad orecchio.

Questo è il metodo infallibile che S. Suzuki ha applicato all’insegnamento della musica!

Suzuki dice "La conoscenza non è abilità. La conoscenza + 10.000 ripetizioni diventano abilità". Il bambino impara da un gran numero di ripetizioni. L’esercizio rende automatico alcuni elementi del suonare, che una volta acquisiti, permettono al bambino di concentrarsi sulla musicalità e sull’espressività.

Non solo la quantità, ma anche la qualità dello studio è molto importante. Quando bambino e genitore tornano a casa dalla lezione devono aver capito cosa lavorare, il perché e come. Studiare non significa suonare il pezzo dall’inizio alla fine, ma individuare il punto tecnico da isolare e risolvere.

L’esercizio avrà successo se durante la lezione il genitore prende  appunti in modo dettagliato, se genitore e figlio durante lo studio a casa sono rilassati, non stanchi o affamati, se il bambino ottiene una ricompensa dopo aver studiato, se ogni sessione di studio è varia e interessante.

I bambini hanno bisogno anche di eseguire regolarmente concerti in pubblico. La prestazione deve essere sempre una bella esperienza: il brano del concerto deve essere preparato con cura e per lungo tempo.

Quando lo studente diventa più grande, inizia gradualmente a studiare da solo. La figura del genitore si sposta sullo sfondo, ma rimane importante perché continua ad aiutare il bambino a lezione prendendo  appunti, aiutando il figlio cinque minuti al giorno oppure soltanto il giorno successivo a quello della lezione o l’ultimo prima di essa. Man mano lo studente diventa sempre più responsabile del proprio studio. A questo punto l’insegnante e il genitore dovranno prestare ancora più attenzione e trovare altre strategie per motivare il ragazzo allo studio.

 

Eventi

Multimedia

Il Metodo

Richiesta informazioni

Dove Siamo

Modulistica